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Nebbia

Il crepuscolo ti nasconde ai miei occhi
Dove sei?
Dove sei?
Cerco le tue parole
Assaporo i profumi di quest'aria
Gelida e lontana
Ti ho sentita parlare
Sei un suono distinto
Eri forse tu, tra le nebbie,
Quel pensiero fisso ma indefinito?
Dammi una risposta
Sono il faro sulla scogliera
In questa notte di ricerche
Tra le paure e le emozioni
Di questo oceano scuro
Che mi circonda e non mi dona certezze
Perchè certezze ora non posso avere
Sono schiavo di questo errare
Cerco te o forse no
Disdegno le proposte
In attesa di qualcuno
Se solo sapessi chi...
Se solo sapessi aspettare
Se solo avessi la voglia di stare qui
Senza prendere l'iniziativa sbagliata
Misurando le parole
Che trasformano questo paradiso
In un limbo incerto e terrorizzante
Dove chi è solo smette di amare
Di essere cercato e apprezzato
Ma so che un giorno ci sarai tu
Sarai la mia luce
Fino a quando non saremo in grado
Di brillare.
Insieme.

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The world is coming to see...

Hello everybody!!! I just come back from Bologna, where I had a very tough examination at university but I can finally say…IT’S OVER!!! So now I deserve a bit of relax!

I just wanted to say a huge thank you to all the people and friends who constantly visit my blog-pages from all over the world.
From Italy to Brazil, from Singapore to USA, from Poland to New Zealand, from Germany to Indonesia through Pakistan and all the “unknown-country” visitors too.
I promise I’ll learn how to say “hello” and “thank you” in each of these languages!!!
Have a nice day!
Hugs,

Matt

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Tecnologia

Premessa: qui a casa siamo utenti Apple da ormai una decade. Nell’ultimo computer che abbiamo comprato ci è stata anche fornita la tastiera che ha una serie di comandi diretti, come presumo esista anche nei pc, con tutti pulsanti dedicati, volume, luminosità, contrasto e l’utilissimo tasto per l’espulsione dei CD dallo slot.

Ore 00.28 di stanotte.
Il sottooscritto dorme, mi verrebbe da aggiungere anche “ovviamente”, visto che domani ha un esame dall’esito tutt’altro che scontato. Mio padre mi sveglia dicendo che non riesce a togliere il cd di musica che ha messo nell’iMac. Ovviamente rincoglionito e mezzo furibondo gli dico “ascolta ci pensiamo domani” ma ovviamente la risposta non soddisfa mio padre, il quale (^^') inizia a farmi la cronistoria minuto per minuto della situazione. Alla terza parola lo interrompo, mi alzo e mi metto davanti al computer. Spingo il pulsante e…accidenti! Ha ragione! Il cd non ne vuole sapere di uscire. Visto che mio padre ama aprire milioni di finestre che coprono tutto il desktop non riesco a vedere che cd abbia inserito. Dopo avere chiuso tutte le finestrelle mi rendo conto che sul desktop non appare nessun cd. Allora inizio a pistolare ovunque, chiedendomi come sia possibile e tanto altro fino a quando, dopo un paio di minuti, un riavvio esasperato e un sonno che mi faceva sbandare chiedo a mio padre: “Che cd stavi ascoltando?” e lui risponde musica classica.

Immediatamente mio padre scoppia a ridere, cosa inusuale e fatta a mezzanotte e mezza vi assicuro che è una cosa che non auguro a nessuno. Ovviamente non capisco il perché e chiedo spiegazioni. Lui, placido e tranquillo come il migliore degli agnellini destinati ad essere trasformati in abbacchio mi guarda e dice: “Uh ma sai hai ragione…il cd non si toglie perché non ho messo nessun cd. E’ che sono talmente abituato a sentire questo artista su cd che ho pensato di averlo inserito…Beh allora buonanotte”. Gira i tacchi e se ne va.

Commenti -miei personali- superflui.
Buongiorno.

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Parole d'altri

Per la prima volta pubblico qualcosa di non mio.
Ho scoperto queste righe di Mary Frye e mi sono sembrate così strane, una dedica alla morte molto “vitale”.

“Do not stand at my grave and weep
I’m not there. I do not sleep.
I am a thousand winds that blow
I am the diamond glints of snow
I am the sunlight on ripened grain
I am the gentle autumn’s rain
I am in the morning hush
I am in the graceful rush
Of beautiful birds in circling flight
I am the starshine of the night.
I am in the flowers that bloom
I am in a quiet room.
I am in the birds that sing
I am in each lovely thing.
Do not stand at my grave and cry
I am not there. I do not die.”

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Question mark

Oggi mi sento in vena di scrivere.
Sono molto malinconico, quella situazione di pesantezza del proprio corpo che ti costringere a regolare il respiro. Sono quei giorni in cui lo specchio riflette un’immagine sbagliata, quando le parole che dici sono destinate a non spiegare nulla.
Oggi ho pensato alla povertà, non pecuniaria (per fortuna o per sfortuna sono cresciuto in un mondo dove si arriva alla fine del mese ma con altrettanta facilità si deve scegliere, perché tutto non si può avere): mi sono messo a pensare cosa significa essere persone povere spiritualmente.
Non avere un sogno a cui aggrapparsi, non possedere la fantasia che la speranza e la fede in qualcosa sono in grado di donarti.
Ho provato ad immaginarmi senza occhi attenti e critici, in primis verso sé stessi. Mi sarei ritrovato a non distinguere bello e brutto, giusto e sbagliato. Ho appoggiato il palmo della mano sul libro che ora mi accompagna su questo disordinatissimo comodino e ho sentito la forza della parola. Non solo la capacità di usarla, ma la grandezza che regalano sinonimi, descrizioni, significati nascosti, le metafore e i crescendo dei climax. Ho letto questo titolo -“Into the wild”- e ho pensato di potere sognare, subito, immediatamente: lì, a portata di mano, un mondo tutto mio.
Il rumore della caffettiera mi ha riportato qui. Il rito del caffè, che ha unito e diviso persone, come un paciere tra due fazioni in guerra. Ripenso alla necessità di prendere posizioni, di rispettare e di argomentare, di essere portatori delle proprie idee senza calpestare quelle altrui, di quella moderazione che non deve sfociare in buonismo e mediocrità, dove ci si muove in base al vento che tira.
Che cosa sarei se non fossi così empatico? Vivrei nell’indifferenza, vivrei nell’inconsapevolezza di un mondo eterogeneo che mi vedrebbe protagonista di facciata e interiormente solo spettatore. Non sarei una persona importante per alcuni, lo sarei per altri aspetti per qualcun altro, forse.
Chi riesce a spiegarmi cosa significa vivere con una maschera che ti rende cieco e muto? Sei forse tu, strega o stregone, che misceli i sentimenti e fai emergere questa banalità? O forse è solo la capacità di non volersi riconoscere in qualcosa di diverso che porta a difendersi dall’ignoto, che non si può o non si vuole conoscere?
Penso ai sorrisi che modellano i miei pensieri e che si affacciano sulle mie labbra fino ad illuminarmi gli occhi. Quegli stessi occhi che tanto spesso collaborano con le parole a dare uno sfogo a tutto, disegnando rigagnoli che cadono sul pavimento: pesanti come l’acciaio ma fragili come il vetro, le mie lacrime contengono tutto questo.
Di una cosa sono certo: sono una persona ricchissima.
Anche di domande.

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Rispolveriamo un sogno

Oggi il sole è lontano, era comprensibile che questo sprazzo di atmosfera primaverile non potesse allietarci ancora per molto. Ma si può ovviare, cerchiamo il sole altrove! Così vi ripropongo questo post, dal vecchio blog, che mi fa stare proprio bene.

“Oggi la cosa mi ha portato a ridere, di una gioia immensa. Quando mi sono ripreso mi è sembrato tutto così campato in aria che mi sono chiesto per un attimo se nel risotto al radicchio trevigiano della mamma non ci fosse stata della polverina magica…

Immaginate una bella campagna agricola, in lieve pendenza, un clima mite, che non affatica il lavoro e che ristora le membra. Ecco, sentite anche voi questo sussurrare tranquillo del vento, i gabbiani alti nel cielo? Si, siamo vicino al mare, l’odore dell’oceano si sente fino a qui –a qualche miglio di distanza- su questa strada provinciale identica alle altre milioni di strade di questo continente. Ah, particolare non da sottovalutare, siamo in Australia. La terra dei canguri, dell’Ayers rock, di uno degli skyline più famosi del mondo, quella magia che ti riempie i polmoni quando pensi a Sidney. Il nostro ranch si vede da lontano, è del colore degli aceri canadesi, con i profili bianchi, un bellissimo giardino e tanto spazio per gli animali. Alexia si prende cura di ogni piccola bestiola dopo avere affiancato e successivamente lasciato a Giulia la gestione della nostra attività principale –sembra si gestisca un bed&breakfast molto redditizio e appagante- a cui affianchiamo una sorta di attività di promozione turistica della zona. Lo stupore inizia quando trovo mia sorella come “chef e direttore artistico” e ancora di più osservando Andrea nella sua mise da bovaro (se avessi detto cow-boy avrebbe fatto troppo yankee), abbronzato come sempre, felice, intento a dare le indicazioni a qualche avventuriero.
Il rumore di una macchina che parcheggia sposta la visuale nel retro della nostra grande casa: Michele poggia il cappello e si stiracchia al sole, respirando a pieni polmoni. E’ stato portato qui dal suo sogno, finalmente è pompiere, ma è anche guardia territoriale –sebbene nel mio sogno fosse tutto talmente tranquillo da non spaventare nemmeno un bambino. In tutto questo contesto non potevo mancare io, addetto alla promozione, all’accoglienza e al first aid.
Di nuovo in lontananza l’oceano, ancora una volta il vento.

Ancora una volta sogno”.

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Dettagli

“Avresti potuto girare la testa, fare un passo indietro e andartene.
Per abbandonarmi.
Abbandonarmi.
A b b a n d o n a r m i”.

E’ questo il senso di massimo amore e al contempo di incertezza che guida la vita e che sembra essere chiaro a 20, 30, 50, 70 e 90 anni.
E così, in salute -con quel brivido che ti assale al pensiero di prendere una vita, ridurla ad un insieme vuoto di giorni che si susseguono a stravolgerti, a cambiarti, fino a diventare nulla- penso.
I pensieri valgono per quel che ti trasmettono, per la filosofia che li fa nascere e al contempo morire. I pensieri non hanno preferenze, arrivano con un input, scorrono nella mente, appaiono come mondi virtuali ai nostri occhi talvolta sgomenti e poi scappano, sempre inseguiti e difficilmente raggiunti.
In realtà tutto quello che sarebbe bello poter capire è che prima o poi tutto diventerà passato, temporalmente parlando, è che quindi nessuno ci potrà rubare quello che abbiamo vissuto, le cose dette, quelle non fatte. Nel bene o nel male il passato ci dice chi siamo stati, le strade percorse, i traguardi, le vittorie e le sconfitte.
E’ buffo constatare quante cose si perdono per strada e quanto poi basti un pizzico per rimettere tutto in ordine in questo grande cassetto, che serba tutto, meglio del migliore degli archivi. Perché quando si parla di passato, tirando fuori una cartella in realtà prendi su anche tutto quello a cui essa è collegata e non ci si dovrebbe stupire nel ritrovarsi tutto il contenuto di quel cassetto tra le nostre mani.
E così, dicevo, penso. All’inquietudine di vedermi invecchiare velocemente, parlare già al passato, come se il tempo potesse portare nulla oltre alla quotidianità.
Perdendomi nelle parole per cercare di dare un nome e una spiegazione a tutto.
A chi mi chiede cerco sempre di dare il meglio.
Ora capisco perché.
Per avere i miei ricordi, il mio passato, ricco, florido.
Nella speranza che quando inizierà a svanire, perderò qualche particolare ma non la mia storia…

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Una malattia chiamata vivere

Che cosa si è disposti a dare per non sentire più dolore?
Un dolore che non dipende da noi? La malattia, per esempio.
Incontri persone che sorridono, che hanno -nelle lenti degli occhiali- riflessi di vita.
Poi si parla, si vede l’altra persona ritrarsi, farsi piccola, cercare nascondiglio dai tuoi sguardi che cercano di captare tutto, che si fanno inquisitori ma che vorresti invece trasmettessero calore e comprensione.
Vorresti dare senza far passare il concetto di pietà o carità, vorresti solo dare senza vedere le differenze.
Vorresti potere avere una mano invisibile che tocca la pelle chiara e dire “tutto è passato”, vorresti potere offrire un riparo fisico a chi ti guarda e sa di non potere fare nulla per cambiare la propria situazione.
C’è chi dice non ci sia alternativa che credere in qualcosa di superiore, in qualcosa di più mistico o -se la vogliamo dire alla Giordano Bruno- Dio è immanente ma allo stesso momento è al di fuori del cosmo e dalla razionalità umana.
E’ il continuo scontro tra uomini di fede e uomini di scienza: non mi sento di poter criticare nessuna della due scelte, è un fatto troppo personale, ma credere in un amo che penzola dal cielo e che prima o poi mi porterà in un posto migliore alleviando le pene…ecco, non è proprio quel che penso possa essere un pensiero concreto, almeno nella mia vita.
I miracoli accadono? Può essere ma non ci si può affidare nemmeno a quelli, sono casi troppo eclatanti per permettere a più d’uno di sperare di essere il prossimo fortunato.

Sono disposto a dare il mio tempo, sono disposto a non fare finta di nulla perché non voglio prendere in giro, sarò il clown quando vorrai ridere e sarò il nastro da incidere quando dovrai sfogarti.
La vita è troppo importante per abbandonarsi all’idea della morte.
Ma il confine è labile e solo noi, coscientemente, possiamo decidere la nostra sorte.

La sofferenza arriverà, un giorno si farà troppo difficile da sopportare, allora sarò lì, vedrò il tuo strazio e senza una parola mi farai capire che ogni tanto la vita è la morte…

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A chi fa soffrire

Tu non sai cosa significa
Non lo puoi nemmeno immaginare
Un muro che in un istante si sgretola e si erge sempre più alto
Fino a perdere tutto
Ti lascia così, con le domande che ti rubano l’aria e lo spazio
Questo muro di cui non vedi la fine
In cui sei stato imprigionato per scelte di altri
E così cresci, ogni giorno
E così cambi, diventi pian piano un pezzo di muro anche tu
E così cambio, divento pian piano un pezzo di muro anche io
Sopporto le scritte sul mio intonaco
Sopporto le promesse infrante
Sopporto gli spifferi che mi tengono sveglio la notte nel panico
Sopporto gli occhi che nascondono le verità
Sopporto ma non capisco
TU NON SAI COSA SIGNIFICA
La rabbia, il silenzio, il dover essere ciechi
Il pianto, il dolore, il rispetto
Il disprezzo, la vergogna, l’attesa
TU NON SAI COSA SIGNIFICA

E ora leggi su quel muro.

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Nessuna parola

Senti? No, vero?
Ecco, impara
Si chiama silenzio
Alcuni lo praticano per rigenerarsi
Altri ancora per cercare risposte
Chi addirittura pensa possa essere una risposta
Qualcuno lo applica per dimenticare
C’è chi è conscio che il silenzio ucciderà il pensiero di qualcun altro
Ecco, impara.
Mi ha ucciso.
Mi sta uccidendo.
Mi ucciderà.

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Occhi di bambini

Vedi quel bambino seduto sull’erba con le mani al cielo per ripararsi da questo sole inaspettato.
Quel bambino infagottato nel suo cappotto e nelle premure di mamma e papà.
Che rincorre per il parco qualche animale più o meno domestico, tra le papere ancheggianti e i cani scodinzolanti.
Quel bambino ha ancora quella voglia di regalare un sorriso a tutti, capisce già il bene e il male ma ha la grandezza di riuscire a preoccuparsi solo del primo facendosi scorrere addosso il secondo.
Quello stesso bambino si stupisce della natura, con la fantasia vive mondi fantastici, si diverte a sperimentare, inventare, urlare.
Ti avvicini, lo vedo armeggiare con un rametto, lo osservi fissare i cerchi nell’acqua e non puoi fare a meno di invidiarlo per quegli occhi che vedono una realtà che non siamo più in grado di avere.
Ti avvicini e ti chiedi…cosa farà da grande?
E così, quasi 20 anni dopo, ad un tavolo, quel bambino si ritrova ad ascoltare qualcuno che racconta questa storia.
E’ tra studenti, lavoratori a tempo determinato, dottori disoccupati e si scopre il sogno che vedeva, come i suoi amici, con gli occhi di allora.
Chi si dedicava allo sport ma voleva essere un postino.
Chi, giocando con le Barbie, pensava sarebbe stata una cuoca, una fornaia, poi una dottoressa e infine una stilista.
Un ragazzo che lavora diceva sarebbe stato uno scienziato, mentre una quasi scienziata pensava sarebbe stata un’archeologa.
E il bambino che ora sta scrivendo sarebbe vissuto di numeri e quote tipiche di un architetto o tra i rumori e le emozioni delle quattroruote in pista.
Questi bambini che preserviamo e che cerchiamo di non dimenticare, che bussano alle nostre porte improvvisamente, per dirci di non smettere di cullare il ricordo di noi stessi.

PS: e se ve lo steste chiedendo...sì, il bimbo sull'amaca sono io!

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Lo sguardo rivolto all'infinito

Sono qui, immobile, al sole.
Buon risveglio a tutti.

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Una nuova alba per un nuovo giorno

Do il benvenuto a tutti in questo mio nuovo blog, creato dopo l'asfissia della "msn space-dipendenza". Avevo bisogno di qualcosa di più lineare, più intuitivo e sopratutto meno legato agli sbalzi di umore del sito di gestione dello space.
Spero di riuscire anche qui a creare un mio piccolo mondo dove la mia verità possa venire fuori a trecentosessanta gradi.