Facendo pulizia nel cassetto –dovrei smettere di selezionare e buttare tutto- ho ritrovato questo. Quante emozioni, quanti progetti. Come cambia la vita… Questo è quello che avreste trovato nelle vostre buchette della posta se il progetto fosse giunto a maturazione.
"Le domande nascono dalle mie aspettative, dal mio tenore di vita, dal futuro di cui scrivo ogni giorno e del passato da cui provengo. Le domande potrei dire che rappresentano l’espressione della mia vita.
In questi mesi ho parlato con più di qualcuno e ho deciso di condividere con voi, tutti, la mia decisione, che taluni già sanno.
Mi ritengo una persona fortunata. Ora so cosa mi spinge, ora so quale è la ricerca della mia felicità.
Aiutare con i miei studi le persone che hanno bisogno e che credono nel progresso scientifico e medico. Assicurare a tutti il diritto alla vita, vedere piangere un bambino perché caduto dall’altalena e non perché sa che gli rimarrà qualche giorno di vita per una malattia incurabile. Questo era quello che mi animava e che ancora in parte spinge la mia vita. Ho fatto talmente mio questo desiderio che, con il passare del tempo, focalizzando questo futuro, insidioso ma gratificante, un piccolo muro ha iniziato ad ergersi attorno a questa idea.
Era un muro protettivo? Era un muro, o meglio, le quattro mura di una stanza, detta laboratorio di ricerca, in cui avrei cercato di aiutare il mondo.
Ho capito che non sono destinato a una cosa del genere almeno ora, mi verrebbe a mancare la parte più grande del mio stesso essere, il confronto, la parola, il contatto quotidiano.
Sento di poter dare il mio contributo al mondo in modo diverso, ma altrettanto speciale ai miei occhi e alla mia vita. Un contributo pari ad una goccia in un oceano forse, ma un contributo di totale abnegazione.
Ho deciso di dedicare i prossimi sei mesi della mia vita – da ottobre a marzo- ad una missione umanitaria. Parto per il Perù, raggiungerò un nuovo mondo –che a mente fredda ancora un poco mi spaventa per tutto quello che potrà dare e togliere- là sulle Ande, a 15000 km da casa.
Parto con la consapevolezza che questo viaggio è la mia risposta alle mie domande, quelle frasi in cui mi chiedo “che cosa sono disposto a fare”, “che cosa voglio fare” e “come si può aiutare se stessi aiutando gli altri”, “cosa vuol dire amare ed essere amati”. Parto perché voglio vedere il mondo, voglio capirne i punti di vista, voglio sperimentare sulla mia pelle. Parto con la consapevolezza che tutto questo non è una fuga. Partirò senza lasciare questioni in sospeso. Tornerò, cambiato, ma tornerò. Voglio solo fare quel che sento, dare il mio tempo a qualcuno e a qualcosa che spero mi aiuterà a capire quello che voglio essere e fare. Ho bisogno di intraprendere questa strada perché la povertà materiale porta a far emergere la ricchezza interiore. Qualunque essa sia: potrò conoscere forse un concetto di fede, potrò dare senso alla fatica quotidiana, potrò dire grazie e sentirmi parte di una comunità. Potrò avere un obiettivo e uno scopo da raggiungere, potrò gettare le fondamenta per pensare seriamente a costruire un futuro in cui una la famiglia rappresenti la mia priorità e la più grande ricchezza.
Cose che avrei potuto fare anche qui forse voi mi direte, ma non avrebbe assunto la stessa valenza.
Spero mi possiate capire.
Che la fiammella fino ad ora siete stati voi.
Che è giunta l’ora di essere una persona che vive per gli altri ma che in primis sappia vivere per se stessa, sapendo quello che ritiene giusto e altrettanto moralmente inaccettabile.
Sarò sei mesi a contatto con persone con cui condividerò tutto, che mi daranno tanto e a cui spero di lasciare in dote la mia voglia di fare, di mettermi in discussione, la mia voglia di potere regalare un minuto in più di vita vissuta. Avrò la possibilità di mettere in pratica quello che voi mi avete insegnato e quello che io penso di potere fare per essere d’aiuto.
Mi mancherete, sono qui in cerca del volo di andata e piango già.
Non è un pianto di tristezza, so che è un arrivederci. Piango perché per la prima volta in vita mia faccio qualcosa che mi renderà uomo, completo, nella mia ottica.
Piango perché saranno sei mesi di “isolamento” e sarà dura –lo so già da ora- non potervi avere fisicamente con me. Ma so che mi aspetterete qui, vi chiedo di non dimenticarvi di me.
Sarà l’attesa a rendere il ritorno qualcosa di speciale. Qualcosa che veramente mi permetterà di essere soddisfatto di me stesso. Vedere sorgere il sole in un nuovo paese e pensare che lo stesso sole vi sta riscaldando mi farà sentire parte di voi. Sarete con me quando potrò condividere la mia felicità con voi anche solo nei pensieri. Sarete con me quando sentirò “c’è posta per te” e stringerò tra le mani la carta stropicciata di qualche lettera che in quel periodo spero arriverà.
Sarete con me perché vi porto con me."