3 comments

Halloween vacation

Quando leggerete queste righe, io e Miki saremo beatamente dinoccolati sulle poltroncine delle partenze internazionali a Malpensa. Ci prendiamo un meritato break.
"Solo" 4 giorni, alla scoperta della seconda città del regno unito più visitata dopo Londra (almeno così mi ha raccontato Wikipedia e confermato il sito ufficiale del turismo cittadino).
Edimburgo, stiamo arrivando!!!
E voi, non preoccupatevi per me, ho messo tutto in valigia quindi tornerò come sempre con tante foto e aneddoti da raccontarvi!
Un abbraccio, don't party too much without me!

Foto 1: un particolare dell'Holyrood park.
Foto 2: il castello di Edimburgo.

0 comments

Regrets?

Facendo pulizia nel cassetto –dovrei smettere di selezionare e buttare tutto- ho ritrovato questo. Quante emozioni, quanti progetti. Come cambia la vita… Questo è quello che avreste trovato nelle vostre buchette della posta se il progetto fosse giunto a maturazione.

"Le domande nascono dalle mie aspettative, dal mio tenore di vita, dal futuro di cui scrivo ogni giorno e del passato da cui provengo. Le domande potrei dire che rappresentano l’espressione della mia vita.
In questi mesi ho parlato con più di qualcuno e ho deciso di condividere con voi, tutti, la mia decisione, che taluni già sanno.
Mi ritengo una persona fortunata. Ora so cosa mi spinge, ora so quale è la ricerca della mia felicità.
Aiutare con i miei studi le persone che hanno bisogno e che credono nel progresso scientifico e medico. Assicurare a tutti il diritto alla vita, vedere piangere un bambino perché caduto dall’altalena e non perché sa che gli rimarrà qualche giorno di vita per una malattia incurabile. Questo era quello che mi animava e che ancora in parte spinge la mia vita. Ho fatto talmente mio questo desiderio che, con il passare del tempo, focalizzando questo futuro, insidioso ma gratificante, un piccolo muro ha iniziato ad ergersi attorno a questa idea.
Era un muro protettivo? Era un muro, o meglio, le quattro mura di una stanza, detta laboratorio di ricerca, in cui avrei cercato di aiutare il mondo.
Ho capito che non sono destinato a una cosa del genere almeno ora, mi verrebbe a mancare la parte più grande del mio stesso essere, il confronto, la parola, il contatto quotidiano.
Sento di poter dare il mio contributo al mondo in modo diverso, ma altrettanto speciale ai miei occhi e alla mia vita. Un contributo pari ad una goccia in un oceano forse, ma un contributo di totale abnegazione.
Ho deciso di dedicare i prossimi sei mesi della mia vita – da ottobre a marzo- ad una missione umanitaria. Parto per il Perù, raggiungerò un nuovo mondo –che a mente fredda ancora un poco mi spaventa per tutto quello che potrà dare e togliere- là sulle Ande, a 15000 km da casa.
Parto con la consapevolezza che questo viaggio è la mia risposta alle mie domande, quelle frasi in cui mi chiedo “che cosa sono disposto a fare”, “che cosa voglio fare” e “come si può aiutare se stessi aiutando gli altri”, “cosa vuol dire amare ed essere amati”. Parto perché voglio vedere il mondo, voglio capirne i punti di vista, voglio sperimentare sulla mia pelle. Parto con la consapevolezza che tutto questo non è una fuga. Partirò senza lasciare questioni in sospeso. Tornerò, cambiato, ma tornerò. Voglio solo fare quel che sento, dare il mio tempo a qualcuno e a qualcosa che spero mi aiuterà a capire quello che voglio essere e fare. Ho bisogno di intraprendere questa strada perché la povertà materiale porta a far emergere la ricchezza interiore. Qualunque essa sia: potrò conoscere forse un concetto di fede, potrò dare senso alla fatica quotidiana, potrò dire grazie e sentirmi parte di una comunità. Potrò avere un obiettivo e uno scopo da raggiungere, potrò gettare le fondamenta per pensare seriamente a costruire un futuro in cui una la famiglia rappresenti la mia priorità e la più grande ricchezza.
Cose che avrei potuto fare anche qui forse voi mi direte, ma non avrebbe assunto la stessa valenza.
Spero mi possiate capire.
Che la fiammella fino ad ora siete stati voi.
Che è giunta l’ora di essere una persona che vive per gli altri ma che in primis sappia vivere per se stessa, sapendo quello che ritiene giusto e altrettanto moralmente inaccettabile.
Sarò sei mesi a contatto con persone con cui condividerò tutto, che mi daranno tanto e a cui spero di lasciare in dote la mia voglia di fare, di mettermi in discussione, la mia voglia di potere regalare un minuto in più di vita vissuta. Avrò la possibilità di mettere in pratica quello che voi mi avete insegnato e quello che io penso di potere fare per essere d’aiuto.
Mi mancherete, sono qui in cerca del volo di andata e piango già.
Non è un pianto di tristezza, so che è un arrivederci. Piango perché per la prima volta in vita mia faccio qualcosa che mi renderà uomo, completo, nella mia ottica.
Piango perché saranno sei mesi di “isolamento” e sarà dura –lo so già da ora- non potervi avere fisicamente con me. Ma so che mi aspetterete qui, vi chiedo di non dimenticarvi di me.
Sarà l’attesa a rendere il ritorno qualcosa di speciale. Qualcosa che veramente mi permetterà di essere soddisfatto di me stesso. Vedere sorgere il sole in un nuovo paese e pensare che lo stesso sole vi sta riscaldando mi farà sentire parte di voi. Sarete con me quando potrò condividere la mia felicità con voi anche solo nei pensieri. Sarete con me quando sentirò “c’è posta per te” e stringerò tra le mani la carta stropicciata di qualche lettera che in quel periodo spero arriverà.
Sarete con me perché vi porto con me."

2 comments

Among the dust

Volevo ricominciare da qui, da quest righe del mio librononlibro che continuano a nascondersi ed apparire dal lontano 2005.

"Fu in quel momento, in quell’istante dorato di totale silenzio e splendore che capì la sua vita sarebbe per sempre cambiata. Quei granelli dorati, tra le rocce tinte di rosso, gli si insinuarono nel respiro e si rese conto di non potere fare a meno di quegli odori trasportati nell’aria, di quelle sensazioni che forse solo il silenzio è in grado di provocare.
Chiuse gli occhi e gli parve di essere felice, dopo un’esistenza a suo avviso poco fortunata, di quelle soddisfazioni amare e di quell’incedere sofferto in ogni cosa nuova che gli era capitata nella vita. Quando li riaprì rimase quasi stordito da quella sfera di luce che rischiarava e riscaldava quella splendida giornata di gennaio. Si soffermò ad osservare la linea dell’orizzonte, nitida come mai lo era stato prima e scorse in lontananza soltanto deserto, sabbia e rocce, coprendosi di tanto in tanto la fronte con le mani, levigate dal lavoro, spingendo in avanti la testa come qualcuno perso in disperata ricerca della strada da imboccare.
Lui, invece, si era appena ritrovato.
E fu così che sedette su di un masso e la sua mente corse indietro negli anni mentre il sorriso si dipingeva sul suo volto, ormai abbronzato da quel sole invernale: poggiò il palmo della mano sul petto, poi strinse più che poté, come se volesse intrappolare per sempre nel cuore quella visione e quella sensazione, per potere ogni giorno ritrovarsi -come in un sogno- in quel posto che conquista al primo sguardo, che strega con i giochi di luce e che gli fece capire quanot il tempo lo avesse cambiato.
Il suo viaggio era appena iniziato."


Devo continuare?

2 comments

Dancing in the woods

Vedo il prato una volta immobile, forse arido
Aspettavo l’alba per scoprire la magia del sole
I brividi della pelle pronta a cambiare colore
Scuro sempre più scuro

Questa finestra non c’è più: un vetro si è infranto
Il calore di una stanza che si è fatto gelo

Gli alberi troppo isolati per dare quella sensazione di protezione
Di verde poco è rimasto
Sotto questo nuovo pavimento rumoroso, scricchiolante, variopinto

E' difficile passare silenziosi, sebbene tutto sia morto
Così sembra
Il giallo vira al rosso, pian piano si fa mattone e il marrone si sgretola
Si attacca sotto qualche scarpa, gioca nel vento
Luccica appeso –come per magia- con le sue ultime forze su quest’albero

Che vedo dall’alto di questa nuova finestra
Gli alberi tendono al cielo, all’infinito, nudi, carichi di compassione e sofferenza
Aspettano una nuova vita, un nuovo stimolo per rinascere
Come noi, esseri umani in eterna attesa

Di capire perché
E' necessario sfiorire e cadere
Per rialzarsi, tornare a vivere, a splendere
Come la più bella delle foglie baciata dalla rugiada dei giorni della Merla

E mi sento anche io così
Incerto
Pedina in questa scacchiera sporca e quasi sconfinata ai miei sensi
Perché tutto attorno è grigio
Offuscato da questa nebbia che penetra dentro, facendo vivere di umidità

Un piccolo melanconico pantano interiore che non si prosciuga mai veramente
Parliamo di inquietudine, che -come viene- un giorno andrà
Questo è il mio autunno.

4 comments

[Happy-time] Cooperatività

E’ tempo di sorridere!
Se ci aiutiamo, è più facile!

Chi si unisce?

5 comments

[Gita fuoriporta] IKEA

Chi aspetta il sole per godersi una domenica fuori dalle mura di casa, penso che da ora in poi dovrà aspettare un poco. L'autunno sembra arrivato, almeno osservando i riflessi dietro il vetro azzurrato della macchina.
Come sempre, la mia famiglia va controcorrente e così stamattina -meglio ieri sera- si è deciso che avremmo fatto un salto all'IKEA, con in testa un'idea comune del tipo "tanto qualcosa di simpatico e funzionale la troveremo". Così saltiamo in macchina, musica e chiacchiere, vrooom vrooom, tangenziale, vrooom vrooom, casello, vrooom vrooom, Modena sud...Modena sud??? Ok, abbiamo palesemente sbagliato strada -abbiamo saltato l'uscita della tangenziale- ma alla fine abbiamo trovato un parcheggio davanti all'ingresso dell'IKEA, come se ci stessero aspettando. Premetto che mio padre ama fermarsi ogni metro, guarda anche quello che ha già convinto di trovare qualche differenza. Mia sorella era speranzosa di trovare un letto nuovo, mia mamma una stampa carina da mettere chissàdove, io volevo solo una poltrona nuova, di quelle con il poggiatesta, da mettere in salotto. Ognuno con i propri segreti è partito alla ricerca dell'oggetto del desiderio, anche dopo un pranzo simpatico al ristorante dell'IKEA (mi sono anche comprato 1 kg di polpette per il piatto tipico svede e la marmellata di mirtilli). Dopo quasi 5 ore arriviamo alle casse, stremati, con opuscoli in ogni dove. Cosa abbiamo comprato vi chiederete? Ebbene, siamo tornati a casa con ben 2 poltrone, proprio come le volevo io (avrei preferito il rivestimento della seduta di un altro colore ma si può sempre comprare nuovo), un topolino-peluche per la micia (che non sembra avere gradito per il momento), due set completi copri piumone di colori avveniristici per il nostro freddo inverno, una fila di faretti alogeni da montare nel disimpegno per renderlo meno buio e più hi-tech e altra piccola oggettisitica. Come sempre succede, siamo arrivati alla macchina e ci è posto il problema "dove mettiamo tutta questa roba"? Considerando che avevamo preso la Y, alla fine siamo tornati a casa tipo sfollati post-terremoto, ma sembra esserne valsa la pena.
Vi sto scrivendo dalla mia nuova poltrona e sembra tutto un altro mondo.
Anche questa famiglia, a volta sgangherata, oggi sembra proprio quella dei sogni...

7 comments

[The day after] Lucifero

I titoli cambiano, le esigenze no: Lucifero, portatore di luce, non poteva sopporatre che fosse la grazia divina a segnare la sua perfezione, così rimase tragicamente imperfetto, divenendo sommo nel male.
L’isola, la mia personalissima interpretazione del blog, approda alla versione 2.0, un passo importante.
La laurea segna la fine di un triennio diventato quadriennio in cui Bologna è stata culla, novità, scoperta, terrore, ansia, solitudine, amore, felicità, lacrime, amicizia.
In 24 ore la vita può cambiare, come se in un istante una persona riuscisse a vedere riflessa la sua immagine, che cresce e cambia dal passato fino a diventare la forma quotidiana che assume il sorriso sincero in una giornata di sole.
Oggi mi sento chiamare dottore, con quel tono compiaciuto e ancora con quegli occhi di soddisfazione. Poi ci sono persone ancorate al vecchio pensiero della laurea, delle possibilità lavorative che si aprono a ventaglio solo grazie a quel prefisso Dott. davanti al nome. Mi viene da sorridere, in modo quasi amaro, pensando al nonno che mi dice che mi regalerà i biglietti da visita con scritto su Bocci Matteo, dottore in biotecnologie. Il tutto –come ha ribadito fino allo sfinimento- su un supporto cartaceo elegante ma non pacchiano. Cosa ne farò?
Dicevamo…oggi tutti mi chiamano dottore, vedo mio padre sorridere perché i suoi sacrifici hanno portato al suo desiderio più profondo realizzato. Vedo tutto da un’ottica diversa, non tanto nelle possibilità, ma solo per la spensieratezza e la leggerezza che sento dentro. Non c’è più quel velo di inquietudine, di falsa ipocrisia, di ansia. Non ricordo più la voce tentennante, il tono acutizzato dalla tensione che si strozza a livello dell’esofago.
In tutto questo cambiamento ho portato con me il meglio che quest’isola merita, gli affetti vicini e lontani, le emozioni sincere di chi mi dice congratulazioni e anche l’ilarità di questa festa che dentro di me durerà per un po’.
Avrei voluto che tutto finisse con i fuochi d’artificio, diciamo che avrei soprasseduto anche a qualcosa di più pomposo anche per prendermi in giro, con una paresi facciale dal troppo sorridere. E invece un amo invisibile mi ha riavvcinato alla terra ferma, da cui ero scappato ad occhi chiusi per non rimanere vittima di quel magnifico sentimento che serbo con tanta gelosia da averlo quasi prosciugato, quell’amore che avrei voluto dare e che mi è stato negato senza spiegazioni plausibili. E quindi ti ritrovo qui, dopo mesi in cui ogni circostanza aveva portato a dimenticare, perché “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” doveva essere il motto. Si è rivelata la batosta più grande da sopportare, nel MIO giorno, nelle parole che sono arrivate alle mie orecchie, nei tuoi occhi che ancora così lucidi sono dentro di me, in ogni riflesso, in ogni ragazza in cui ti cerco. Non sto nemmeno più male, ricordo bene quanto male hai fatto, vorrei solo averti.
Mi lascerai di nuovo, e poi ancora e ancora. Ti riavvicinerai e io continuerò a permettertelo.
Mi lascerai ancora, poi di nuovo e ancora. E continuerò a dire che mi hai regalato la magia di avere trasformato un sentimento -qualcosa di tendenzialmente astratto- nella cosa più concreta e desiderata del mondo, come l’acqua di queste lacrime che sciolgono ogni dubbio.
“E’ la sicurezza di chi sa”, che per averti darebbe più di quanto ha.

E’ la stessa sicurezza di chi sa che pur di non vederti più darebbe altrettanto, disposto a migrare, a trasformare limiti invalicabili in piccoli argini che non reggerebbero nemmeno ad un soffio di vita condivisa.
Perché sei tornata con quella grandezza che ti rende dea, relegando il bello a qualcosa di semplice e quotidiano, perché vivrei anche al buio, conscio di riuscire a scorgere tutto quello che il mondo nemmeno immagina.
Perché di nuovo qui?

2 comments

La mia laurea

Dedico questa tesi alla mia famiglia, che mi ha regalato una vita serena, senza paure. Mamma, papà, Ele, avete alimentato i miei sogni, rinunciando a parte della vostra esistenza per dare senso, futuro e certezze alla mia.
Tra tutti i parenti che mi hanno visto crescere in questi anni, voglio ricordare il nonno Gino, la bisnonna Luisa, zia Roberta, zia Renata, zio Bruno, zia Francesca, zia Sabrina e zia Memena.
Un grazie speciale a Paola e Gill per il loro affetto e la loro disponibilità.
Ringrazio la professoressa Daniela Monti, per avermi introdotto e seguito in questo bellissimo progetto e ringrazio Rita, per tutto ciò che mi ha insegnato e tramesso, per quello che abbiamo condiviso e per aver sopportato le mie ansie.
Un grazie speciale a Laura, per la sua empatia e il suo sapiente mix di cultura e chiacchiere.
Una menzione particolare al professor Claudio Franceschi e allo staff dei laboratori che mi ha accolto come una famiglia: grazie a Chiara, Serena, Michela, Aurelia, Cristiana, Elena, Miriam, Stefano e Francesco.
Voglio ringraziare Miki, il mio migliore amico, per tutto quello che siamo riusciti a riscattare dal nostro passato e per ciò che oggi ci unisce, che va oltre ogni definizione di abnegazione e speranza.
Grazie ad Alexia per avermi regalato una famiglia anche a Bologna e grazie a Pillo, per la fiducia che mi concede e per la sua maturità.
Ringrazio Frinzy per i tre anni di convivenza nel nostro piccolo mondo, tra i ricordi del passato e le piccole abitudini che ci hanno reso una piccola famiglia.
Mi inchino davanti a Elena, mia reginetta irresistibile, per il bene che custodiamo e per il futuro che realizzeremo.
Ringrazio Mirko, per l’amicizia che ci lega e per avermi accolto come un fratello nella sua vita e ringrazio Silver per il magico mondo in cui mi proietta, fra arte, musica e libri.
Giuly, grazie per avermi fatto conoscere l’amore, che abbiamo trasformato in nuova vita: siamo uniti in qualche modo, ovunque andremo.
Grazie a Fede, per essermi vicino sempre e per la fratellanza che ci lega nonostante la distanza.
La mia più grande riconoscenza a Simone, Laura, Benedetta, Marco e Giuseppe per avermi fatto crescere, condividendo le gioie della rappresentanza e per avermi insegnato che possiamo fare la differenza, come persone e come studenti.
Voglio ricordare Daniela, Claudia, Elenina, Fra Pla, Fedus, Elena, Giulia F., Rosa, Jack, Vane, Anne, Bea, Anastassia, Ace, Giulia Z., Daniele, Laura, Alessandra, Alessia, Valerio, Richy, Silva, Asia, Melania e Giulia G., Moy e Marco, che mi hanno donato la loro amicizia, riempiendomi di ricordi e di quella diversità che è una risorsa inestimabile.
Una dedica speciale a Fra T, Sarina, Valery, Diego, Laura, Matteo, Ilary, Ceci, Juri, Vale, Vincenzo, Ambra, Front e Genna, per avermi accompagnato lungo questa estate e per essere ancora qui con me.
Ricordo infine Daniela Barbanti, Giorgio Baioni, Sabrina Bandini e Giancarlo Righetti, legati alla mia continua crescita tra ricordi passati e progetti futuri.

5 comments

[TecnoStupidità] Regalo in arrivo

Non avrei mai creduto che zio Steve sarebbe stato così generoso... E invece il 14 ottobre, ben due giorni prima della mia proclamazione, ha ben pensato di presentare al mondo intero la nuova famiglia di notebook di mamma Apple e, tra tutti i modelli, ci sarà sicuramente il mio nuovo bambino!!! :)
Grazie zio Steve, anche perchè con l'offerta Apple on Campus dell'università di Bologna risparmio ancor di più che con gli sconti dello Store Education!!!
Se questo non si chiama regalo...

5 comments

The next best thing

Oggi ho bisogno di scrivere in modo diverso, forse l’argomento mi tocca tanto nel profondo da non sapere nemmeno come esprimermi. La cosa peggiore di questa mia vita è che tutto fino ad ora è andato come volevo che andasse: ho raggiunto sempre i miei obiettivi, in modo più o meno facile. Ma qualcosa mi tormenta da qualche tempo: mi riferisco al mio futuro universitario. Penso a Philipp Vandenberg, al suo magnifico “Il fabbricante di specchi” e cerco il coraggio di credere. Che ovunque sarò quel che sono emergerà. Non sono pessimista, nemmeno più ottimista come una volta, sono solo una persona che cerca di essere realista. E non so se aggrapparmi alla rincorsa di un sogno sia segno di maturità. Perché continuo a dire a tutti “vedremo come andrà” ma dentro di me non ho nessun piano B. Nessuna scappatoia, nemmeno la più impervia delle vie di fuga o salvezza. Se la Svezia non mi riterrà idoneo, il prossimo maggio succederà qualcosa a cui non sono pronto.
Sarà lo stress pre-laurea di questi giorni a farmi perdere la ragione, sarà che non pensare all’imminente laurea fa ricadere i miei pensieri su queste cose, lontane, troppo per essere un potenziale problema da affrontare. Come non succedeva da tempo ho ripreso a farmi domande: avevo dimenticato il carico di emozioni che porta con sé il punto di domanda. E più ne guardo la forma, più capisco l’insidia delle deviazioni: non riuscire a vedere oltre.
Vorrei essere Bruce Springsteen, che canta “If you want to come and see, this is what will be, this is what will be” nella sua Magic.
Forse maggio non è così lontano, forse non così vicino. Alla fine è solo un altro appuntamento, come tanti in questa vita che sembra togliermi tanto e che invece continua a darmi in ogni direzione, nella stima, nelle possibilità, anche nel mio essere così “scoglio di me stesso”.
Vi e mi chiedo: come si può costruire un’alternativa ad un sogno?