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Offertissima volantino 2x1

Scegliete una delle due frecce, a conti fatti vi cambia qualcosa?
Qualcuno mi spiega perché il mondo è pieno di stronzi e stronze?

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Il cielo è rosso

Passo a prenderti in macchina, andiamo dove vuoi, per qualsiasi luogo spero di trovare qualcosa con cui stupirti.
“Una passeggiata al mare” mi dici.
Così ti vedo camminare scalza sulla battigia, una mano al collo per proteggerti da una brezza troppo fredda e i capelli, soffici, profumati, al vento. Ti guardo, capisco che potrei rimanere qui per sempre, su questo tronco seduto a contemplarti.
Solo guardarti, muovere le labbra come se stessi dicendo qualcosa, vederti con qualche faccia buffa, aspettando che tu tenda la mano verso la mia. Un bacio lungo tutta una vita.
Il sapore di una cena semplice ma non meno carica di sapori.
E poi, su per le colline, il tempo che scorre, l’inverno, la primavera e di nuovo l’estate.
Le stelle, una coperta, la musica, le chiacchiere e i progetti. Un film. Un sogno.
Ti sento tra le mie braccia, il tuo sapore, i tuoi movimenti, il tuo volermi irrefrenabile, insaziabile, instancabile.
Mi stai cercando ma in realtà mi hai già trovato.

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La rabbia della supernova

Polvere di stelle
Sei un bagliore ribelle
Mi hai indicato il sentiero
Ad un tratto mi hai abbandonato
Che fine hai fatto?
Le mie preghiere non servono
Sono le parole di un miscredente
Il cielo non mi ha creduto
E sono rimasto qui
Nel buio.
Chissà dove sei
A chi altro stai illuminando la via?
E' così difficile rendersi complici?
E' veramente così dura starmi accanto?
Sai che non posso abbandonarti
Sai che non voglio abbandonarti
Ma dimmi tu...
Quanto posso durare
Qui, senza la tua luce
Senza la tua mano da stringere
Con il frastuono delle tue parole
Che mi stordisce?
Mi fai male
Ma ho saputo sopportare
Ti ho evitato tutti i dolori
Mi sono lasciato andare
Tentando di salvarmi
Come se fossi un uomo che sta per esplodere.
Ma ora tutto è più chiaro
Nel silenzio della mia solitudine ho trovato la risposta
Ho capito che il tempo che doveva aiutarti
Sta giocando scherzi al mio cuore
Stanco ed affannato dal rincorrerti
Tra i cieli di questa Europa.
E allora guardami
Guardami ancora per un'ultima volta
Per indicarmi la via del ritorno
Un ritorno amaro, dove entrambi abbiamo perso qualcosa:
Io la possibilità di essere uomo
E tu la voglia di tornare a vivere.
Sarà una continua lotta da ora in poi
Per essere il punto più luminoso di questo cielo
Affollato e gremito di luci
A cui abbiamo affidato le speranze
Nelle caldi notte di questa estate
Tutta da rifare.

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I remember when...

“Non mi interessa nemmeno che lui voglia portarti via da me, è naturale che voglia farlo.
Mi importa che lui abbia fatto in modo che tu ti comportassi come se fosse possibile.
Ha cambiato il mio modo di vederti.”

Ognuno pensa di essere speciale, per qualche connotato caratteriale, per come si presenta o per quello che rappresenta.
Mi hanno sempre detto che ero speciale, nessuno me lo dice più.
Non ci sono problemi particolari (non è vero), d’altronde le occasioni di parlare con qualcuno che non mi conosce sono ridotte all’osso, quelle rare occasioni si cerca sempre e solo di non far emergere discorsi troppo pesanti o diametralmente banali con cui arricchire o demolire conversazioni volanti ma piacevoli.
Non smetto di pensarci, cosa mi rendeva speciale, che tutti vedevano in me e che ora non ho più?
E voi, esseri speciali? Lo siamo (siete) veramente stati? Lo siete (siamo) ancora?
Forse è tutta una bolla di sapone, forse è solo invidia, forse è ignoranza, cialtroneria da strada per abbindolare le persone. Forse.
Forse invece è tutto vero, siamo speciali.
Ma, visto che lo sono tutti, è come se non lo fosse nessuno.

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Pack my bags and...

Forse la verità è che ho perso contatto con la mia realtà.
Tutto sommato non è un male vivere senza farsi assillare dai problemi: un atto -nella mia condizione di essere umano che vive con l’agenda sotto il cuscino- quasi rivoluzionario ed eversivo.
La cosa strana è che ho ripreso a pensare a medio termine ma nulla di ciò che prima era la certezza ora sembra avere un significato. Sono di nuovo qui con me, con domande a cui non voglio rispondere –altra novità- con sicurezze barattatate con un briciolo di fantasia.
Ho riflettuto alla infinta vita che mi donerebbe ogni giorno un alba su uno skyline diverso, l’immersione totale in una megalopoli e poco dopo solo il rumore di una cascata. Girare in povertà diventando in realtà sempre più ricco, anche di un amore visto da visuali diverse.
Voglio diventare un nomade che chiama casa il mondo, un viaggiatore, una persona che non sono mai stata.
E’ tutto a portata di mano…

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[Frivolezze] American dream

Parliamo di cose frivole. Dopo un periodo buio bisogna in qualche modo "aggrapparsi" a qualcosa per ritrovare volontà no? Anche grazie alle vecchie parole di Sara e al blog di Asia, sono giorni che ho il mio “american dream”… Voglio andare a MIAMI!!! Strano ma vero, considerando che quando penso agli States tutto mi verrebbe in mente tranne che Miami: immagino la magia della California con le sue spiagge, San Francisco e Los Angeles, la perdizione dei musei e della vita di New York, il fermento culturale di Boston, la Death Valley e le luci di Las Vegas, la Route 66, il coast to coast con la cabrio o in camper, i parchi nazionali e i grandi laghi…
Ma oggi va così!
Chi parte con me?

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Più sinceri che ironici

Quando le cose da fare sono tante, inaspettatamente (eufemismo) gli impegni diventano sempre di più. Sei costretto ad accettare la grande mancanza di non essere dotato dell’ubiquità (in terra concessa solo a Silvio Berlusconi perché “unto del signore”). Ma il discorso è un altro, è quella leggera inquietudine che sempre più spesso mi fa credere di avere bisogno di una visita dallo psicologo, per capire se sbaglio nel metodo o nella sostanza.
Tutto nasce da questa “strana” situazione di felicità incompleta (o una non-felicità ironica).
E’ vero…Sorrido, chiacchiero, conosco, mi innamoro più o meno platonicamente, sono stimato, ricordato, nominato, citato. Va bene, ma tutto mi sembra così “poco”: non cerco gloria o pubblicazioni su annali storici, solo vorrei essere più felice della semplice felicità. E’ una condizione che non riesco a spiegare bene ma spero che qualcuno sappia ciò di cui sto scrivendo (e che forse riesce a fare suo pensando a “Into the wild” e al concetto di felicità).
Perché proprio non riesco a capire dove sbaglio.
A questo punto la domanda sorge spontanea: l’essere “più felici della felicità” è uno stato umano ipotizzabile ed esistente o è solo un magico e magnifico trip che qualcuno è sagacemente riuscito a spacciarmi come cosa fattibile?

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Retromutazione

Vorrei poter tornare dove tutto ha avuto inizio, riscattarmi dalle cose incomprese e date per inutili, per tutti i ricordi che sono svaniti come gli sbuffi del vapore nell’aria.
Vorrei che tutto fosse così facile da farmi sorridere, invece continuo a cadere senza sapermi spiegare perché, come se non riuscissi a sostenere il peso del mio corpo o dei miei pensieri.
Ho pensato tanto della mia solitudine e nella mia solitudine, ma non sono riuscito a creare una frase di senso compiuto per spiegare quanto mi senta intrappolato nella paura di non riuscire a costruirmi un futuro. Mi guardo attorno e vedo gente apparentemente tranquilla e vorrei sapere cosa pensano in realtà, se hanno timori, se quel vagare su tacchi vertiginosi o in doppipetto sia volere o dovere.
Se la frenesia sia data dall’errabondare velocemente per sfuggire da qualcosa di più grande di noi…
Sono di nuovo qui, seduto a farmi domande e a macerarmi nel “dolore”, non so nemmeno come deifnire questo stato che mi rende così privo di tutto.
Idee?

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End of chapter 2

Avevo scritto queste cose qualche giorno fa e ora me ne libero definitivamente. Capitolo chiuso.

“Non ho bisogno delle mie illusioni, non ho bisogno delle tue disillusioni, per capire che stavo sbagliando tutto, all’insegna del “fàmose male”.
Penso che cadere due volte nello stesso pantano sperando di non sporcarsi, sia da sciocchi. Ebbene, caro diario (che bella frase, a tratti infantile, a tratti femminile, ma d’altronde il blog è un diario no?), non solo ammetto di essere stato sciocco, ma devo avere il coraggio di dirmi che sono stato superbo. Ma oggi finalmente torno a sorridere, di qualcosa di sincero e che sento dentro da doverlo necessariamente condividere con qualcuno.
Ho pensato di potere gestire una cosa che non è nemmeno mia: iniziando ad esplicitare qualche soggetto, tutto questo traballante spettacolo per cuori infranti è dovuto a Sara.
Perché le sue parole sono state "chiare" fin dall’inizio, perché la “vita vissuta” non perdona, rende grandi anche in circostanze in cui si vorrebbe avere ancora avere quella capacità di andare avanti e fare finta di nulla che i bambini portano con sé in ogni gesto e parola.
Quello che mi fa paura a posteriori è come –per la seconda volta- il mio cuore mi abbia fatto travisare queste parole, quando un avvicinamento più spontaneo da parte di Sara mi ha fatto sperare che una volta tanto la mia abnegazione nei confronti di una persona, che ritengo (dovrei sforzarmi di usare il passato ma perdonatemi se non sempre ci riuscirò) importante, potesse essere ricambiata. E così una sera è diventata notte, uno spuntino è diventata l’abbuffata da incorniciare negli annali della memoria e la spensieratezza aveva invaso le nostre bocche, disposte a ridere, parlare, a farci conoscere. E’ stato un ponte per il futuro, avevo creduto che…
Ecco, avevo creduto che. Una frase tagliata che rende più di ogni descrizione.
Perché i tempi e i modi sono sbagliati, perché lottare contro l’amore è impossibile. Mi sono trasformato in tutto quello che pensavo fosse giusto per avvicinare le vibrazioni del mio cuore a quelle sua vita, per farle capire quanto mi volessi mettere in discussione, quanto semplicemente sogn(av)o di lei, quante cose avrei voluto fare, quanto divertimento vedo in noi.
Ma le parole non possono arrivare a tutto.
Alla fine della storia c’è un cuore senza più sangue (il mio) e c’è un corpo (di Sara) che non può accettare il cuore di nessun altro trasformando tutto in un relativo concetto di non-vita.
Alla fine della mia storia il dolore si sta facendo più lieve per il semplice fatto che l’istinto di sopravvivenza vince su tutto, perchè non sono più disposto a dannarmi per qualcosa che non mi porta piacere. La cosa certa è che se non posso dimenticare, allontanare e far diventare lo straordinario qualcosa di quotidiano è già più facile. E ci sto mettendo il massimo, credetemi.
E ora, ditemi voi, che devo fare?

Mentre rispondete, godetevi un sorriso al sole del mattino”.


PS: volevo intitolare il post "Bad things come to an end too", ma qualcosa è scattato dentro di me, come se fossi stanco di leggere associate le parole amore e dolore. Anche in questo caso, capitolo chiuso. Almeno per ora.