In una notte senza tregua, braccato dalla nebbia e dai ricordi, torno a casa. Ero felice.Sembra sempre tutto perduto tra circonvoluzioni della materia grigia, quei pochi millimetri che ci rendono capaci di pensare, emozionare, emozionarsi, sentire, provocare.
Sono passati lentamente otto anni, in un batter d’occhio la giovinezza spensierata si è fatta popolo del futuro, ambizione, carriera, prospettiva.
Otto anni fa come ora. Nulla è cambiato, o meglio, è tutto così cambiato che in realtà non sembra essersi modificato niente.
L’uomo è sempre lo stesso, così rude e così già grande e determinato. La donna è sempre lei, quella da scopare, da amare, quella con cui condividi qualcosa per la prima volta serbando le sensazioni in un’anfora non a contatto con tempo e spazio.
Un giorno ti svegli credendo di poter amare, credendo di essere pronto, cresciuto, disposto a tutto. Capisci che c’è altro, che non può essere tutto così sciocco, privo di senso, che non può essere solo sesso. Che avere istinti significa lasciarsi andare, poter accettare un momento di volgarità in mezzo a cento di estasi e sublime.
Sapere di fare una cosa sbagliata, senza pentirsi e non pensando alle conseguenze che, inesistenti, si faranno strada nell’indifferenza di un rapporto che non interessa.
Allora perché non cedo a queste cose? Perché mi guardo attorno e non riconosco i nomi delle cose, confondendo compagnia con necessità?
Sarò banale, ma credo in certe cose. Una fra tutte è che non si può essere considerati solo merce, che non ci sono solo buchi da colmare, ferite da curare.
Non so mentire e i miei occhi lo sanno, come anche chi mi cerca, quelle poche donne che vorrebbero avermi.
Come perseguitato da una condanna, ho la spiacevole consapevolezza di sapere cosa le persone pensano di me e provano per me: non c’è stata ancora una volta in cui questa mia particolare empatia mi sia tornata utile, visto che sembra colpire solo mamme, nonne, genitori premurosi e ragazze che trovato “l’amico e il tesoro” nello stesso istante rimangono come stregate. Ma immobili.
Senza fare un passo in più, senza volere niente di più di un’abnegazione che stritola ogni sentimento che esuli da un civile e stretto rapporto umano.
Allora? Qualcosa non va, perché se questo sono io mi va anche bene.
Ma non riesco a stupire nessuno, perché da me sanno potranno avere tutto.
Destinato a rimanere solo.










