12 years ago
night(mare)
Vorrei poterti dire quello che sento.Sono sicuro che tu sia diversa, che non potrai trattarmi come le altre.
Di te ho bisogno, come le certezze sopra un pavimento che si sgretola.
Saresti una boa di salvataggio, saresti una lanterna nel buio di un sentiero.
Saresti una compagna ma mai ombra, saresti nel giorno e nella notte il mio sogno e la mia realtà.
So chi sono ma non lo si sa forse mai abbastanza.
Ho bisogno di sentirmi dire che io sono quello che tu sei per me.
Non è aria, non è rispetto. Non è allegrezza e non è quotidianità.
E’ desiderio, è irrequietezza. E’ la calma NELLA tempesta, è la sensazione della tua pelle che continua a giocare con la mia.
Tra le lenzuola, sotto la doccia, sulla sabbia che ci brucia.
Tutto questo racchiude la nostra essenza, che non so se è amore: è solo ciò che mi fa stare bene e di cui ho bisogno.
[Calore, odore, sapore]
Dimmi che mi vuoi e sarà tutto questo.
Published by Matteo @ 12:29
Frammento di vita 2
Non riesco a ricordare se tu mi abbia mai effettivamente detto che “si, mi piaci”.Mi era parso sempre un oggetto di discussione poco significativo dal momento che “quello che mi dai tu non me lo hai mai dato nessun altro” e soprattutto considerando che “sei la mia salvezza, per questo sono gelosa di te” o meglio ancora “mi fai sentire orgogliosa di te, è una bellissima sensazione”.
Fatto sta che la mente dimentica, come lo fanno le persone, che giocano con i giorni, aspettando un tramonto per salutare la fatica e aspettare che il sole sorga di nuovo a regalare speranza e tempo per amar(ti) ancora. Questi tramonti sono passati e nuovi giorni sono venuti a cancellare ricordi di te. Prima eri nel mio mondo –oserei dire tu fossi il mio mondo- poi hai iniziato a perdere consistenza e volume. Ora che non ci sei più fisicamente ho ancora qualcosa che è solo tuo –solo mio. Vedo il tuo sorriso e sento che ridi per non ricordo quale ragione, l’aria ogni tanto mi porta il tuo profumo. E’ il profumo di questa nuova primavera.
Una primavera che non ha più nulla a che fare con te perché sono cresciuto. E ho deciso di tutelare qualche ricordo di te anche se in realtà non meriteresti nemmeno un briciolo del mio tempo, per tutto quello che ho perso nell’illusione.
Ma è sempre bello vedere che all’idiozia non c’è mai limite.
“Ti ho mai detto che non mi piacciono i belli?”.
Silenzio. Mando giù l’aria sperando che qualcosa mi vada di traverso e che tossendo il cielo mi restituisca un angolo di cielo solo mio. Ma sono ancora qui e tu mi guardi aspettando una risposta.
“No, effettivamente no, almeno che io ricordi, ma non penso cambi molto.”
“Oh no carissimo, in realtà conta tutto, più di ogni altra cosa. Io (donna di mondo, eccentrica, politicamente schierata, culturalmente in fermento, che gioca a fare la donna vissuta a soli 21 anni, nda) ho un grande limite: penso che se sei perfetto dentro ma sei pure belloccio o piacevole non vai bene per me. Ecco perché noi non possiamo stare insieme.”
Sorride, come sa fare solo lei, lasciandomi come un cretino –ancora- con il dubbio – ancora.
Troppo bello per i suoi canoni o ancora più brutto del brutto che a lei piace?
Published by Matteo @ 15:32
Angoli di paradiso
Ci sono posti che –sebbene sotto agli occhi- solo in alcune condizioni manifestano la loro totale bellezza. Sognando ad occhi aperti per le vie della mia città, che si inizia a riempire di turisti, di quel calore che la rende così intima, di quei riflessi che non stancano, ho ritrovato un angolo di cui mi era dimenticato. La cosa peggiore non è stata tanto il dimenticarsi del posto, quanto il sentimento di estasi e immobilità che ho provato stamattina nel ritrovarlo e di cui avevo pensato di non avere bisogno.
Ero in bicicletta e ho deciso di fare un giro alla biblioteca classense che, nel mezzo della città, sembra sempre un’oasi di pace, una piccola Itaca per gli Ulisse in continuo navigare.
L’aria inizia ad essere più calda e passeggiando sotto i portici del chiostro, il riflesso del sole su uno dei vetri delle antiche finestre dei piani superiori ha illuminato e donato un’aura ad un magnifico albero del piccolo giardino interno. Mi sono avvicinato al muretto, freddo, levigato e mi sono seduto lì, "accavallato e con le gambe a penzoloni e la testa all’insù".
Mi sono ritrovato solo, sopra un pavimento di storia e sotto i tetti dell’arte, ma non era sufficiente.
Non ancora, mancavano quei particolari che fanno di un oggetto un bene di culto. Ho salito queste scale e il salone mi aspettava, con i suoi soffitti alti, le travi e il profumo dei libri, vecchi, antichi, testamento del genio e della follia dell’essere umano.
Ci siamo quasi, il portone di legno cigola al mio cospetto, alla forza delle mani pronte a sfiorare quelle copertine impolverate e tirate a lucido.
La luce mi travolge in questo corridoio senza uscita, se non quella della ragione.
Inizio la mia scoperta e il fruscio delle pagine che si abbandonano all’aria è incastonato nei riflessi della natura smossa dal vento dietro a quei vetri.
Solo io e l’eco dei miei passi.
Published by Matteo @ 11:25
Frammento di vita 1
Se penso ad un’entità superiore, vedo solo la Ragione.Anche nell’animo peggiore, la Ragione illumina le parole, i movimenti e la cognizione dell’Uomo nel suo tempo e nel suo spazio.
Il prete che è davanti a me sembra un uomo normale. Forse lo è, ma nella mia testa è tutto molto confuso. Ha un abito talare che nero non sembra, vira all’ametista e gli dona un contesto chiaramente altolocato. Ha un bibbia bellissima, anche agi occhi di un anticlericale come me.
Ha un riflesso verde smeraldo, le pagine di filigrana sembrano dorate, ma, come se fossero eccitate, emettono nel verde. Questo giovane uomo, prete, credente, fervido credente, ha dalla sua parte la Ragione.
Ho avuto la nettissima voglia di alzarmi e andarmene, per di più davanti alle mie letture “nuovi scenari sulle staminali” mi stavo già preparando ad inalberarmi nel sentirmi fare la ramanzina. Da un prete.
[Il sole di marzo, caldo, rassicurante. Infuoca l’animo e non solo]
“Dio ci ha dato la vita per studiarla, per metterla in discussione, per renderla un diritto di tutti. Dio ha insegnato ad alcuni a distinguere giusto e sbagliato, perché il bene e il male sono concetti oggettivi.
L’etica corre sul filo del rasoio: c’è un qualcosa che a taluni sembra corretto e ad altri no, ma corretto e incorretto non significano Giusto e Sbagliato nel senso più grande che si può attribuire loro.
L’importante è che il rispetto non manchi mai: tu laico rispetti me cristiano cattolico e io mi impegno a fare altrettanto. Non solo a parole, ma con i fatti”.
Ognuno è libero di professare la propria vita, la propria coscienza, fino a quando non ledi quella altrui.”
Parole sagge. Di un prete.
Se fossero tutti così, non sarei anticlericale. Forse.
Published by Matteo @ 19:10
Friendship
Quel pavimento era del colore della amarene.Le finestre si affacciavano sul verde di quel prato, tenuto sempre così perfettamente in ordine dal guardiano, burbero ma onesto, invecchiato al sole che faceva capolino tra le colline che circondavano i nostri appennini.
Ieri sera avrei voluto piangere, come sto facendo ora, perché mi sento felice.
Perché la forza della parola e di occhi vivi e instancabili è l’unica cosa che mi fa dire che “tutto sommato questa vita è bellissima”.
Forse un grazie non è sufficiente, ce ne vorrebbe uno per ogni anno che abbiamo perso e dimenticato: 13 anni fatti di silenzio ma di ricordi che si sono stratificati l’uno sull’altro, senza essere compressi e che sono usciti, l’uno dietro l’altro, come quei fazzoletti infiniti e colorati dal cappello dell’illusionista.
Se fra tutti quanti tu sei l’unico che è qui, un motivo ci deve essere.
E’ molto più di quello che ricordiamo, è molto di più di quei semplici legami di bambini.
Mi hai fatto dimenticare l’invidia, perché mi hai riconsegnato il passato, che avevo dovuto dimenticare per evitare di non crescere e non vivere in un posto che non sentivo mio.
E ci sono i giochi innocenti di bambini diventati uomini che sono (o si sentono) uguali, che stanno bene insieme perché emozioni, aspettative, paure, fantasie e sogni talvolta sono gli stessi.
Ieri mi hai regalato le parole che nessuno mai mi aveva detto: ho ritrovato un posto del e nel mio mondo. Sono quelle parole che mi hanno tenuto sveglio nel cuore della notte e più le ripeto e più sono determinato nel volere riscattare tutto.
Dalle merende con il Nesquik alla mia invidia del tuo Gamegear, dal sorriso del tuo papà alla mia pista di macchinine, dal mio regalo che ancora custodisci a quello che nessuno mai ci toglierà.
Siamo io e te, la mia e la tua vita, la nostra esistenza.
Siamo io e te, tornati dal passato.
Siamo amici, e questo per me è tutto.
Published by Matteo @ 18:51
La paura che unisce
Penso che a volte sia difficile mantenere la calma.
E contemporaneamente, la fiducia, l’ottimismo, la speranza e l’ambizione. Insomma, ogni tanto mi sembra difficile essere un giovane d’oggi.
E contemporaneamente, la fiducia, l’ottimismo, la speranza e l’ambizione. Insomma, ogni tanto mi sembra difficile essere un giovane d’oggi.
Sempre più spesso mi sento intrappolato. Come se il lusso fosse sopravvivere, per la serie che siamo talmente malridotti che ogni cosa che ci fa male ha paradossalmente l’effetto benefico di farci sentire ancora vivi.
E’ un periodo no, è ovvio capirlo da queste poche righe. In realtà va tutto bene nella mia vita, se la definisco con mia la mia sola esistenza, senza guardare appena più in là del mio letto e dei confini del mio corpo.
Ma sorridere mi tira troppo la pelle: il poco sonno gioca contro la mia elastina, ho un colore pallido e mi sento gonfio.
Inizio a prendere possesso dei miei pensieri, sono talmente agitato che risulto quasi tranquillo e disinteressato, gioco con le parole descrivendo tutto con dei “vedremo”, “sarà”, “aspettiamo”, “non ci penso”.
Poi, una notte, il passato torna e quella successiva ancora più forte. Sei dietro quella porta, conscio della tua volontà di aprirla ma non fai in tempo che la porta esplode e sei circondato da tutto. Inizi di nuovo, in una spirale di importanza e di necessità, a stratificare ricordi e a non rendere questi l’unico scopo dell’esistenza.
La notte passa in compagnia di persone che sono state tutto per te, che sono ancora la novità rispetto alla quotidianità. Il tempo scorre sotto le lenzuola di un letto che non è tuo ma è come se lo fosse, per la morbidezza del cuscino, per i profumi che respiri e per quello che la parete davanti agli occhi ha saputo trattenere nel suo intonaco coordinato.
Ma l’incertezza dov’è? Questa è solo felicità, quella convalescente bellezza che superbamente mi fa dire che se la malattia non mi coglie, resterò sempre su questa terrà e lo farò in modo dignitoso, conoscendo le necessità senza piegarmi al padrone.
Quello che mi affligge e scontrarmi con questa realtà, con questo paese che rema contro i giovani e non solo: anche a casa mia si è iniziato a parlare di stop al lavoro.
Il mio futuro è tanto ambizioso perché deriva dai sogni disillusi di due genitori che si sono annullati per garantire qualcosa ai loro figli. Ecco. Garanzie. Quello si chiede, niente più. Non sono stato abituato al lusso o allo spreco, ho sentito parlare della miseria che non mi ha colpito e della fortuna che nonostante tutto è ancora sotto questo tetto.
Ma dire ad un giovane che deve rinunciare a tutto, ma proprio tutto, significa farlo vivere? O condannarlo a morte? Quella peggiore, fatta di dimenticanze, caduta libera nel pozzo dell’ignoranza, che genera paura e disinteresse, chiusura mentale e totalitarismo emozionale?
PS: ho scritto questo post qualche giorno fa e ho ritrovato molto di quello che avevo scritto, ma non ancora pubblicato, nel topic di Alexia nel suo Space (link nella colonna a destra).
Published by Matteo @ 10:46
Gesti
Il cielo primaverile è scurito dalle lenti dei miei occhiali da sole.
Vorrei arrivare a toccare quella sfera di vita, che mi riscalda e che acceca, anche dietro al vetro di questo vagone che sa di nuovo.
C’è tanta gente, assorta, immersa in discorsi di cui molte volte non vorremo essere a conoscenza.
Poi c’è lei, questa signora. La vedo spesso, stesso vagone (anche io ho una piccola mania, mi siedo sempre e solo nella terza carrozza).
Sembra sempre sulle sue, non ascolta nessuno, non parla con nessuno.
Venerdi il treno era particolarmente pieno e lei stava come una regina mora, occupando 4 posti con buste, giacca e altro.
Il modo migliore per definirla a prima vista potrebbe essere altezzosa e distante.
Ma qualcosa succede sempre e ti permette di doverti ricredere e –nella fattispecie- di farmi sentire totalmente una merda.
“Scusi, signora, questo posto è libero?”
Silenzio. Nessuna risposta. Silenzio. La testa china con i capelli lucenti su un libro che sapeva di antico.
Ritento. Ancora. Ancora.
Niente. Agito una mano e un riflesso deve averla distolta dalla lettura e mi guarda. Fissa, in maniera quasi imbarazzante, in attesa che io parli.
Ma mi sento gelato, immobile, inespressivo.
“E’ libero questo posto?” Dico quasi spazientito.
Mugugna qualcosa che non capisco e che mi fa irritare ancora di più.
Mi allontano e trovo asilo un posto più in là, stretto fra un ragazzino senza speranza e una studentessa rassegnata.
Durante il viaggio buttando l’occhio al riflesso di quella donna vedo qualcosa che incuriosisce.
Non sento la sua voce ma si vede che sta intensamente esprimendo le sue idee, sbatte fermamente una mano, diventa rossa, agitata.
Nel suo silenzio ha espresso tutto quello che un essere umano potrebbe dire con le parole: rabbia, illusione e disillusione, conforto e confronto.
E’ sordomuta.
E il mio silenzio è senza significato.
Il suo, una costante dell'esistenza.
Published by Matteo @ 09:00
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