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Livin' in a lie

I problemi sono altri.
Questo continuo annuire ha modificato la mia anatomia.
Non riesco più a mangiare ma sto lievitando come un pallone.
Il dottore ha detto “stress”, ha dato un nome al mio problema.
Che cosa è lo stress per uno che pensava di essere nato stressato?
Il mio stress è il dovere mentire, il non poter essere sincero con chi meriterebbe la mia onestà.
Mento per “ordini superiori”, mento perché non ho la forza di ribellarmi.
Mento perché mentire è più semplice nel breve termine.
Mento perché non arriverò al momento del giudizio.
Mento e mi stanco di ascoltare parole inutili.
Mento perché non voglio sentirmi dire la verità.
Sotto il sole vedo bruciare il corpo, friggo la testa nell’irrealtà degli abbagli della luce che mi stordiscono come il disperso nel deserto alla ricerca dell’acqua.
In mezzo al freddo che tanto cerco, trovo la solidità di chi non può rispondermi, inebetito o congelato. In mezzo al freddo non ho riflessi, non ho pensieri, posso essere uno e nessuno.
Al sole evaporo e rimango senza anima. Peggio di un dannato, mi costringo all’isolamento per non vedere crescere la rabbia contro un mondo che non capisco e che continua a tenermi sul confine, in un’eterna revolving door che mi soffoca lentamente.
Di aria, di progetti e di impossibilità.
Di essere diverso dal quel riflesso che è lì -tutte le mattine- e si prende gioco di te.

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Tra voglie alternate di andare e restare...

Stavo scrivendo frasi importanti, da ricordare e un giorno da poter dire, quando quella canzone si è fatta di nuovo strada nella mia testa.
Sento in maniera distinta il suono di quella voce, gli archi e la batteria in un crescendo di emozioni che mi fanno solo piangere.
Di stanchezza, fondamentalmente. Sono sotto pressione e non ho più la forza per fare finta di nulla.
Salto sulla sedia ad ogni squillo di telefono, rispondo in modo svogliato e maleducato a chi davanti a me sorride, sono insofferente alla bellezza e al rumore del mio cuore.
Penso a questo caldo che finirà improvvisamente, in due ore e mezza di volo che mi priveranno di tutto quello che conosco. E forse di quello che sono, se è vero che ogni cosa è definita anche dal suo contesto.
Sarò qualcosa senza contesto. Ed inizio a preoccuparmi, di non essere in grado di fare quella valigia.
Paura di andare e paura di restare.

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Malattia

In un mondo normale dovrei sentirmi felice.
E invece no. Perché?