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Ci sono giorni in cui sedendomi a tavola mi sembra di essere in un posto diverso dalla cucina che popolo tutti i giorni. Di solito ,durante il pranzo, succede di tutto (ovviamente nessuno potrà mai testimoniare cose del genere, visto che in presenza di ospiti, la nostra casa si trasforma nella succursale di casa Van de Kaamp-Hodges), si parla, si discute, raramente si ride…Ma oggi è successo anche questo.Tutto è partito dal fatto che –non essendo amante della carne- lo spezzatino con i funghi della mamma non è certo tra i miei piatti preferiti. Non so come poi si è giunti a parlare del padre di una vecchia amica della mamma.Questo arzillo signore, in avanzata età e probabilmente qualche offuscamento della propria lucidità mentale, ha un delizioso cane, con cui passa molto del suo tempo.Affamato dopo la camminata quotidiana e accaldato per via dell’afa di “quei giorni d’estate”, il nonnino apre il frigo, trova qualcosa da smangiucchiare e aspetta la moglie che tornerà solo nel primo pomeriggio. Al ritorno, il padrone di casa, così felice di rivedere la moglie, pensa che un complimento alla moglie per l’ottimo pranzo trovato in frigorifero, possa solo facilitare la giornata e così… “ciao tesoro, volevo dirti che lo spezzatino di oggi era delizioso. Grazie, lo hai fatto proprio come piace a me”.La moglie, lì per lì distratta, cerca di riprendersi, beve un bicchiere di acqua fresca, osserva il marito sperando di intravvedere nel suo viso un sorriso scherzoso. Non notando nulla dice “Ma che ti sei indondito (intontito, nda)? io non ho preparato nessun spezzatino”.Il marito inizia a ridere e risponde “ma cosa dici cara, era delizioso, una cosa sublime, se lo voleva mangiare pure il cane!”A queste parole, la donna apre il frigorifero, notando che il piatto dove aveva rovesciato le due scatolette di cibo per il cane erano sparite…[Ridere]
Il dolore fisico vale quanto quello emotivo?
E adesso guardatemi, non abbiate paura di chiedermi se sono felice...
I miss you, my dearest caramel frappuccino.
[In sottofondo la colonna sonora di Into the wild di Eddie Vedder]
Quante altre possibilità avrò di sentirmi così?Così tanto bene e allo stesso tempo maledettamente male?Forse poche, non so nemmeno cosa augurarmi.Tanto vuoto da essere in grado di sentirsi solo un contorno per di più nemmeno definito.
Tanto pieno da doversi dare un freno nella vita per evitare di annegare chi ti sta attorno.
Non riesco a capire certe cose, mi sfuggono dalle mani.Perché per la prima volta mi tiro indietro per lasciare spazio ad altro.All’inizio ho pensato fossi un codardo, poi ho riletto le mie parole, le ho ascoltate dette anche da un’altra voce e ho capito che il passo indietro che ho fatto fisicamente è in realtà un passo avanti a livello personale, mio personale.Ho capito che non sempre quello che si pensa di potere essere o fare si è in grado di dimostrarlo alle persone.Che sia affetto, che siano necessità, che sia presenza fisica o solo visioni diverse del mondo, geometriche chiacchiere o sentimenti.Mi sono fermato e sono riuscito a tirare fuori una bilancia e mettere su i pesi.
Pesi noti, netti e notevoli. Per la prima volta ho sentito la necessità di ripararmi, o meglio di fermarmi e non cercare di pretendere qualcosa di inarrivabile per evitarmi sofferenze inutili.Per me è una vera novità, non sono mai stato una persona che si sia preoccupata di mettere armatura, protezioni di nessun tipo. Ma la mia mente non si dà pace al pensiero di perdere una persona, di vederne svanire alcuni sguardi, le sfumature che la rendevano speciale e unica, gli stessi sguardi che non devi cercare perché ora lei rimarrà solo “una delle tante” in questo mondo dove sembra che nessuno si cerchi più per davvero.Andrai via con qualche lacrima, uscirai con qualche colpo di tosse, sparirai quando –poggiando le mani sul mio corpo- il tuo odore e il tuo profumo saranno coperti da note di nuove essenze.
Riapparirai in qualche sorriso e nel raggio di sole che mi sveglia la mattina tra le fessure dello scurone.
In fondo rimarrai qui –con qualche piccolo particolare- legata indissolubilmente ai ricordi, a qualche luogo che da sogno si è fatto prima un piccolo limite invalicabile e poi, giorno dopo giorno, con la polvere, l’afa e la pioggia, un posto come un altro. Sì, cambierai forma e dimensione, talvolta ci sarai, altre volte sembrerà di non averti mai conosciuto.
Tutto allora tornerà alla normalità, forse ci incontreremo di nuovo e chissà...Vero?
Un sussulto, nel cuore della notte.Credevo fosse solo un incubo, di quelli in cui tutto è così rapido che il dolore deriva dalle immagini e non dalle sensazioni.Invece mi sono ritrovato sveglio sotto le coperte, a cui sembravano essersi materializzate braccia forti e pesanti per soffocarmi.E’ la terza notte che mi sveglio, stessa ora, stessa dinamica, stessa necessità di girarmi e rigirarmi in cerca di una posizione che mi faccia dormire per davvero.Ora capisco la mia stanchezza diurna, la mia spossatezza: è come se qualcuno la notte mi punzecchiasse e tenesse sempre all’erta, costringendomi a vedere il buio farsi scuro sempre più scuro, a dare un nome ad ogni piccolo rumore, cigolio o sospiro troppo forte.Non capisco perché ogni notte qualcuno bussa alle porte della mia mente, trasformando pensieri razionali in sogni irrazionali ma profondamente reali.Rivedo luoghi con persone che non c’entrano nulla, vie che dovrebbero brulicare farsi deserte, silenziose, spoglie e dimenticate.Un mash-up emozionale che eviterei ben volentieri. Qualcuno sa aiutarmi?
“…Chi più chi meno”.Finisce così questo pensiero che è balenato nella mia mente dopo il continuo gocciolare del mondo di stamattina che ha reso il mio ombrello liquido, un fortino inespugnabile fatto della stessa materia che lo stava attaccando e distruggendo.Sono a letto, fisso nella penombra della mia stanza il led bianco che pulsa –come se fosse vivo- del mio iMac in standby. [Bianco. Tranquillità. Il gatto ronfa sornione ai piedi del letto, soffocato dal piumone tinto di prati e oceano.]Eluana Englaro può finalmente morire. Eluana Englaro ha vissuto gli ultimi 17 anni della sua vita come il led del mio Apple. E’ una luce bianca, intermittente, dipendente da macchine, è silenziosa, muta, disciplinata e costante.E’ brutto dover mischiare politica, religione, interessi, calpestando e dimenticando il dolore, l’ossessione, la paura e la costanza con cui qualcuno ha continuato a infondere speranza, giustizia e umanità ad un corpo che è stato distrutto, sui cui ci si è accaniti.Non siamo superbi, non ci stiamo sostituendo a Dio, non siamo vigliacchi.
Siamo pieni di pensieri e pieni di paure.Quelle paure che condizionano tutta la vita. Ricordo la mia paura del buio quando ero piccolo, che è diventata quella fastidiosa sensazione di vedere ombre e sentire rumori estranei solamente quando mi sento solo, la stessa paura di perdere qualcosa che hanno lasciato le impronte dei ladri in casa, che mi portano almeno in parte a non volere dipendere da nulla e da nessuno.Riversiamo queste stesse paure nel tentare di annullare quelle di chi amiamo. Cerchiamo un sorriso per distruggere il panico che si affaccia negli occhi di un figlio, un assenso per annullare il sospetto nato nel cuore della donna che si ama, cerchiamo una spiegazione irrazionale ma allo stesso tempo rassicurante per poter dormire tranquilli.E’ brutto dovere osservare che l’intelligenza umana, la pietà –nel suo più vero e intimo significato- vengano umiliati dall’assenza di una legge, dall’insensata e incosciente volontà di lavarsi le mani dai problemi importanti.Scrivo con la gioia che mi fa luccicare gli occhi: dovrei essere disperato, ma penso che dopo tanto dolore, una buona morte debba essere la nostra lettera di scuse.Per averti fatto aspettare tanto, per aver con saccenza presunto che il tuo pensiero intimo e personale (quando possibile) non avesse nessun significato.Ora puoi morire in pace cara Eluana, sono certo che rimarrai qui nella storia, di chi ha combattuto silenziosamente.Chi non ti ha capito soffrirà. Chi ti ha rispettato, chi si è dannato, chi ti amato sorriderà, ti tenderà la mano, ti saluterà come l’ultima volta convinto che questi anni siano stati solo un lungo viaggio che ti ha portato lontano e potrà finalmente riabbracciarti, riportarti nella loro stanza dei ricordi e in cui meriti di vivere.Buon viaggio.
Le cose non vanno mai come credi (Giorgia docet). Non significa che tutto andrà peggio, ci sono volte in cui perdi un regionale e sali su un Eurostar che ti porterà a destinazione anche in anticipo. Strana questo paragone con i treni.Ma ho capito che siamo come i binari: io da una parte e il mondo dall’altra, pronti a incontrarci, sconvolgerci, riallontanarci ad ogni scambio. Con rumore, in velocità, nella souplesse di una carrozza in cui non sei mai solo.E guardando il mio mondo dal finestrino, mi accorgo che qualcosa sta cambiando. Nel riflesso grigio di quel doppio vetro lercio e crepato, seguendo quella sottilissima linea, sono arrivato ad una conclusione: la mia forza è quella di sapere trovare ovunque e in chiunque un piccolo collegamento con le sensazioni che mi fanno sentire a casa. Camminando per le solite vie mi sono soffermato su nuovi dettagli, anche del popolo che scorre su quelle viuzze e che sembra destinato a non incontrarsi mai. Rivedo tacchi e occhiali che fino a qualche tempo fa mi facevano stare male, cercavo giustificazioni per dire “brutta stronza”, colpe che non avevi.Il tempo scorre, l’atmosfera primaverile dei giardini Margherita ha portato ad un’estate in solitaria, silenziosa, secca, estenuante, che ha fatto dimenticare, riaffiorare, crescere. L’autunno ha bussato alla mia porta nella peggiore forma, quella dei ricordi, di cose che sappiamo non potremmo rivivere, per quella maturità che ci vuole così seri e troppo insaziabili per arrendersi ad un compromesso.Questa storia ha inizio sulle tue labbra che non conosco più e finisce nel riflesso della mia vita negli occhi di altre persone che hanno conquistato il mio cuore. In modo diverso dalla devastazione a cui si era arreso in pochi attimi conoscendoti, ma non per questo meno speciali. Ci sono nuove persone che mi incuriosiscono in questa nuova realtà, ognuna con il proprio carico di vita da regalare, certe che sarò in grado di poterlo gestire. Sapessi quanto rido quando mi ripenso ai “sei troppo per me”. Ma ho scoperto che ci sono persone che non sarebbero mai stanche di avermi, in qualsiasi modo si voglia concepire il dare e l’avere in un rapporto.E sono qui a vedere la mia ombra su questo ciottolato brunito con i miei nuovi occhi, in cerca di…
How do you dare stayin’ inside my head?People tell me I need you to be out of my lifeYou made me live in a lieShould I feel better?I look through that doorThe door you closed behind meThe day you told me “I care about you”The moment your pain grew enoughTo let you see the world you’ve thrown awayShould I be feeling guilty?I saw you walking down the streetsI tried to look into your eyesBut something’s like a shotBlew me away from youYou finished laying down the lawTake all your promises backThis is not what I deserveThis is not what it was meant to beHope you’ve learned the lessonI tell you whatHard times are comingThis is what you'd better understandHard times are comingYour hard times are comingNow that mine have gone.
Penso a quanto riesca a farmi suggestionare da alcune sensazioni. Basta dormirci su e al risveglio realizzare che è tutto una bolla di sapone. Nessun problema, nessun ripensamento, nessuna incertezza."Speravo che questo momento non sarebbe più tornato.E’ imbarazzante vedere come quello che faticosamente si costruisce nella vita possa essere distrutto da una folata di vento, da qualche frase estrapolata da un discorso.Non so sinceramente come la mia mente stia reagendo a tutto ciò, so che il mio corpo ne sta risentendo, ho lo stomaco che brucia, come se avessi buttato giù per troppo tempo bocconi amari, acidi, disgreganti.Nessuno ha mai creduto in noi, ho lottato, per la nostra amicizia, che reputo la cosa più bella che questa vita mi abbia regalato. Allo stesso tempo la considero anche la cosa più straziante a cui sono stato sottoposto, per il semplice fatto –e qui iniziano le mie lacrime- che mi rendo conto torppo tardi che siamo su due livelli diversi. Non intendo di cultura sia chiaro, ognuno fa quel che può e vuole riguardo alla propria persona, io mi sento sempre in difetto tanto per rendere chiare le cose. Mi sono reso conto che cerchiamo cose diverse, che il mio essere open-minded si scontra con dei pregiudizi pericolosi e spaventosi per una persona di soli 23 anni. E sinceramente mi sento limitato da tutto ciò perché il tuo carattere non permette una conversazione pacifica.Penso per la prima volta di sentirmi deluso, da me stesso, per avere continuato a cercare acqua profonda in una spiaggia deserta. Ho sempre cercato di difenderti, di crederti, di darti credito, di illuminarti agli occhi di chi consideravo un miscredente perché non mi vergogno di dirti che per me la nostra amicizia era più dell’amore. Ti ho trattato come se ti amassi, ho reso ogni cosa non scontata e imprevidibile, allo stesso tempo ti ho donato stabilità, sincerità, abengazione, futuro, speranza. Ho sofferto, sono stato geloso di amicizie che mi escludevano, ho trasformato il mio silenzio in nuove scuse, ho accettato ogni palese trattamento di menefreghismo, solo perché eri tu.Queste parole non sono per te, sono solo mie, avevo bisogno di vederle scritte per capire lo stupore dei miei occhi, l’arrendevolezza di alcuni miei gesti, perché pensavo di potere sopravvivere a tutto. Ma oggi nulla sembra avere senso perché devo rivalutare troppe cose. O meglio, devo rivalutare l’unica cosa che davo per immutabile. E se tu so che non hai problemi, sappi che quelli che ho io basterebbero a rendere un inferno la vita di entrambi. Perdonami, vienimi incontro, cerca quel compromesso di cui oggi devi essere capace.Sono in difficoltà come non lo sono mai stato. Mi sto perdendo perchè inizio a maturare l’idea di lasciarti andare, senza spiegazioni, perché tutto quello che ho scritto lo sai già…"
You are nothing to beBut feel something you missOne day you’ll wake upAnd then you will understandWords that now seems so far awayIn the smile of a babyIn the warmth of a stranger touchIn the claim of someone you called friendThese are the places where memories dieThese are the places where sorrow laysKeep on readin’ these wordsAnd tell me I’m wrongI need you to tell me I’m wrongI feel so damn giulty
I believe in you.
Good luck, Mr. president-to-be.
Nel più totale intontimento post-volo, post-rientro e post-riposo, cerco di buttare giù qualche idea e ricordo di questo viaggio. 4 giorni intensi, in una realtà strana, per certi versi una sorta di ponte tra l'italianità e il rigore nordico.Edimburgo è capace di stregarti dall'alto delle sue colline, nel verde sconfinato e nella totale immersione in una storia ricca di fascino e mistero, all'ombra della corona e della religione.Il terzo giorno di vacanza è stato interamente dedicato al Royal mile, il miglio reale, che collega il castello al palazzo reale e quindi Castlehill con Holyrood. Nel mezzo, 1600 metri abbondanti di storia che trasuda da ogni pietra, chiesa, rosone, tartan nelle vetrine d'epoca, pub e viuzze cupe.Una città bassa dal punto di vista delle strutture architettoniche, a tutto vantaggio della vista, che si scontra con il repentino cambio di tempo, e che si mischia con il grigio, l'azzuro e il verde dei paesaggi.Per di più, il popolo scozzese è cordiale, chiacchierone, allegro, ma sempre british inside. Abbiamo mangiato in locali magnifici, bevuto in pub di più di 200 anni.Sono stato servito da pirati e incontrato per strada una nera Sarah Palin, Spiderman, Condom-man e tutta la combriccola di super eroi, diretti alla festa cittadina di Halloween, che ha trasfromato le vie del centro in una rievocazione storica della caccia alle streghe, tra i trick or sweet dei bambini ai costumi più pazzi che si sono fusi con la realtà di questi giorni, l'ammodernamento cittadino e le prossime elezioni presidenziali in America.Potrei continuare a parlare, di sentieri inventati nel verde delle colline o dei brividi di emozione nel vedere di persona luoghi e ambienti che fino ad ora erano relegati ai libri di storia.E allora, che dio salvi la Scozia!