E’ poesia, la vita riassunta in un istante, un pezzo per il tutto, una sineddoche in carne ed ossa.
Voglio partire da qui per chiudere il mio 2008, un anno bisestile che –a differenza del detto popolare- non si è dimostrato funesto.
Il 366iesimo giorno venne il sole e donò a tutti una nuova prospettiva: la semplicità dei gesti, l’irrisolto mistero e la naturale arrendevolezza dell’essere umano, che si ripara nel profondo affetto di chi lo circonda per sfuggire da ogni male.
E io non ho fatto diversamente: il giorno della mia laurea, le fatiche di un lavoro estivo che appaga e stanca ma che manca fino a strapparti il cuore, la quotidiana vita in cerca di porti conosciuti, i progetti e le speranze di un futuro alle porte.
Lascio nel 2008 i miei sciocchi dispetti e i giorni neri che mi hanno fatto disperare e credere di essere un mostro. Lascio anche i sorrisi sparsi nelle terre d’Europa per i ricordi di una vita, il mio amore per il mare che ritroverò immutato anche nel 2009. Lascio posti che osserverò nuovamente cambiati, evoluti, come alcune delle persone che mi stanno accanto, che continuano la loro lotta quotidiana, per conoscerci, capirci, amarci nel modo migliore che abbiamo a disposizione.
Lascio persone incomprese o incomprensibili, giochi di parole per sviare dall’ineluttabile.
Lascio sogno e realtà, certo anche nel 2009 di non saperne riconoscere i confini.
Lascio alla speranza il compito di aggiornare il calendario, per questo 2009 che inizia in modo inaspettato: con un sogno ed uno scrigno che si sta aprendo.
Lascio nel 2008, e vorrei morissero qui, questa politica del dire e non fare, l’odio, la paura, la morte e il sopravvivere a cui spesso siamo costretti.
Porto nel 2009 la mia tenacia, la voglia di costruire storie e mondi diversi, la necessità di confrontarsi, amarsi, liberarsi dal passato e riscattarne la sua grandezza (ove ce ne sia), essere contagiati dal bello e dalla cultura.
Porto i sogni, i complimenti e la stima che posso riversare in me e negli altri, le belle parole, la mia macchina fotografica e le piccole cose di cui non riesco a fare a meno.
Ebbene, so di avere perso qualcuno, di averlo forse solo dimenticato o –peggio- averne iniziato a cancellare i contorni. Ma per altrettante persone, sempre meno (questa è la vittoria, almeno dal mio punto di vista), il loro piccolo rifugio si è fatto sempre più rassicurante, è diventato casa e infine famiglia.
Alexia, Federico, Michele e Mirko non si sono posti limiti, non si sono accontentati. E io devo premiarli, devo far capire che il merito è in primis loro.
Purtroppo io rimango quel che sono, nel bene o nel male: il mio carattere porta ad aprirmi a tutti, a mettere sentimento e poi ragione in ogni cosa. Fino a quando sarà così sarà impossibile raggiungere l’amore nella mia fascinosissima idea. Ora come ora il mio amore non è monogamo, è destinato a tante persone che mi riempiono e di cui non mi “accontento mai”.
Questa è la grande differenza: capire che forse si può amare in molti modi, ognuno giusto se non crea ostacoli. Il mio ostacolo ero io, nel cercare di rinchiudere l’amore in persone sbagliate, o meglio, non giuste. E quindi va bene così, basta problemi esistenziali, basta rincorse a fantasmi e ombre che pensavo avessero rapito mente e cuore.
Tutto intorno il mondo sorride, le risate degli amici silenziosi –anche lontani ma fondamentali (Andrea e Giulia, sì, siete voi)- annebbiano i giorni brutti, facendomi sorridere, come in quelle istantanee che si sgretolano nei ricordi ma di cui abbiamo immagini vivide in ogni respiro che accompagna su questa terra.
Tutto attorno, il mondo sorride, gli amici silenziosi –anche lontani ma fondamentali- annebbiano i giorni brutti, facendomi ben sperare, come in quelle istantanee che si sgretolano nei ricordi ma di cui abbiamo immagini vivide in ogni respiro che ci accompagna.
E’ ora di archiviare tutto, riempiendo il lavandino della vita, fatto di intrecci, cicatrici, sorrisi a bocca spalancata, emozioni, ricordi, cose e persone, dolori e mancanze.
Buon 2009 a tutti.
















