Sono sott’acqua con il boccaglio e sento distintamente nelle mie orecchie il ritmico rumore del respiro. Cercare un suono da trasformare in lettere non è possibile, almeno stanotte.Non è tardissimo, ma è buio pesto e –fuori- i profumi dell’estate si fanno spavaldi, misteriosi e attraenti, totalitari.
In questo silenzio cerco di non fare rumore con tutto il tumulto che mi sento crollare dentro.
Mi sono ritrovato a pensare alla speranza –che oggi penso mi abbia abbandonato- come se fosse evaporata al primo sole.
Indossavo speranza ogni mattina con il mio camice bianco, tra i laboratori e le corsie dell’ospedale, regalando sorrisi a chi non ha nemmeno più il coraggio di alzare gli occhi dal pavimento –che fissano imperterriti con la loro sola convinzione: non rifletterà le loro presenze stanche, distrutte, miserevoli.
Malattie che non fanno distinzioni: li vedo tutti uguali, grigi, spauriti, con queste mascherine e sempre accompagnati da qualcuno, che li sorregga e li accompagni in questo limbo.
Nel mio ultimo giorno di lavoro non sono riuscito a sostenere lo sguardo di quel bambino che –come muto- è riuscito a squarciare la mia mente con quella domanda che mi fa venire i brividi.
“Sei tu quello che mi farà guarire?”
Mi sono sentito diventare un blocco unico di ghiaccio e all’improvviso una piccola crepa ha iniziato a farsi largo nei miei tessuti e mi ha ridotto in schegge.
Avrei voluto dargli speranza, prendere la sua mano e dirgli “sì, per te farò tutto e fra qualche tempo tornerai a correre sulla spiaggia rincorrendo le onde” ma non sono stato in grado di dire nulla.
Continuo a vedere quella manina tesa al sole del giardino e –nel silenzio- ho solo l’istinto di prendermi la testa fra le mani e abbandonarmi.
Cerco nel sole la forza di non lasciarmi andare ma nell’unico sorriso che riesco a contraccambiare, le lacrime silenziose e pesanti solcano le mie guance e la mia vita.
Vita fatta di sogni che si spezzano, che volano via o che ti costringono ad evadere.
Vorrei andare al mercatino delle pulci e iniziare a fare degli scambi: un sogno per una necessità, una lacrima per un sorriso.
Una mano da stringere per un bambino da veder crescere.








